Sostegno alla genitorialità: cos’è? Quando posso chiederlo?

Sostegno alla genitorialità: cos’è? Quando posso chiederlo?

In un precedente articolo ho posto l’attenzione sull’importanza della transizione alla genitorialità da parte della neo coppia: il sostegno reciproco, il dialogo, la condivisione dei compiti e il confronto su argomenti educativi, creano le basi per considerare la genitorialità come un lavoro di squadra che si dovrà portare avanti nel tempo. Anche di fronte alle inevitabili divergenze di pensiero, di punti di vista su come affrontare l’educazione del bambino, rendersi conto di avere delle differenze e cercare di trovare un punto in comune è tutto nell’interesse dei genitori e dei figli. Già diventare consapevoli, infatti, è utile per la coppia per cominciare a muoversi verso una posizione genitoriale condivisa ma che tiene conto delle rispettive opinioni.

Aprire un dialogo, non evitare le discussioni per paura che possano emergere punti di vista contrastanti e conflittuali, aiuta ad avviare una conversazione sulla cogenitorialità decisamente importante, che si dovrà portare avanti almeno finchè il figlio non sarà abbastanza autonomo e svincolato dai genitori.

Sostegno alla genitorialità

E se non si trovano le condizioni per un lavoro di squadra?

Quando le frustrazioni crescono e non vengono discusse? O si ha la sensazione che ci si parli per accusarsi? Quando si sente che viene meno quell’alleanza e ogni piccolo aspetto della vita familiare diventa motivo per alimentare una disconnessione?

In questi casi, a risentirne non è solo la coppia di genitori ma anche i figli che spesso, senza volerlo nè saperlo, vengono effettivamente inseriti nell’antagonismo, velato o manifesto, dei genitori.

In tale situazione può capitare che i bambini comincino a manifestare qualche disagio e i genitori inizino allora a preoccuparsi e a porre l’attenzione unicamente su loro, accantonando sempre più la possibilità di parlarsi per trovare un accordo. I figli diventano, così, un vero e proprio diversivo che, se da un lato convoglia la preoccupazione di entrambi, dall’altro impedisce alla coppia di lavorare insieme e mettere ordine nella vacillante situazione, in quanto concentrati solo sul problema riportato dal bambino. Se questa dinamica continua nel tempo,  madre e padre corrono il rischio di rinunciare quasi completamente alla propria relazione, per focalizzare tutte le energie sui figli.

Come possono risentirne i figli?

Quando i genitori non coordinano i tentativi di educazione e non si sentono più appoggiati reciprocamente, il bambino inizia a trovarsi in due mondi diversi, a seconda se si è con la madre o con il padre. Il risultato è lo svilupparsi di ansia, incertezza sull’affidabilità della famiglia come base sicura, tensione, disregolazione emotiva che si manifesta con una serie di comportamenti che evidenziano la sua difficoltà a sintonizzarsi su quello che dice la mamma o su quello che dice il papà.

Psicologo per sostegno alla genitorialità

Quando chiedere il sostegno alla genitorialità?

Comprendere di stare vivendo un certo disagio, una forma di frustrazione sia coniugale che genitoriale, non è semplice, immersi come siamo nelle mille attività quotidiane. Ancora meno è parlare al partner delle proprie aspettative, delle proprie considerazioni in tema di educazione dei figli, se ci si sente in un momento di fatica personale e familiare. Spesso, tratteniamo osservazioni che vorremmo dire, per timore di alimentare una tensione maggiore. Tuttavia se le frustrazioni crescono e non vengono discusse, minano la serenità e inducono le coppie a non sentirsi più sintonizzati, a trovare il modo di non parlare di quello che sentono, di non abbracciarsi o stare insieme per giorni o anche settimane.

A volte ci si sente esplodere ma per paura di agitare le acque, dando voce alla propria insoddisfazione con il partner, si trattengono sentimenti che se non considerati rischiano di fare seriamente male… e non solo a se stessi.

Momenti delicati, critici, inattesi, possono sorgere in ogni famiglia (intendendo tutte le configurazioni sociali con le quali questa si declina). Quando non ci si ritrova più a sentire l’appoggio dell’altro, quando l’ansia di essere inadeguati perchè sembra che l’educazione dei figli sfugga, quando ci si sente impotenti con il proprio bagaglio di modelli educativi appresi ma che non sembrano più appropriati per i tempi che corrono, quando si teme di poter essere giudicati sul proprio operato perchè non ne siamo convinti neanche noi, è lì che si crea un nodo di emozioni spiacevoli che non permettono, spesso, di superare la difficoltà, anzi l’aumentano.

Il sostegno alla genitorialità rappresenta un importante fattore protettivo e di tutela per i genitori e, di conseguenza, per i figli. Lo scopo è intervenire sullo stallo, recuperando e valorizzando le risorse interne che la coppia e la famiglia possiedono ma che spesso pensano di non avere. Queste risorse sono utili per avviare un cambiamento e creare una partecipazione più serena alla vita familiare.

Il ruolo dello psicologo

Sostegno psicologico alle famiglieNel percorso, i genitori sono accompagnati verso una maggiore consapevolezza di sè e delle proprie potenzialità per far fronte allo stress e alle situazioni complesse; sono supportati nel trovare e mantenere strumenti personali maggiormente efficaci per se stessi e per la realizzazione del progetto educativo, in base al tipo di persona che sono e in base al tipo di persona che è il figlio: perchè non esistono famiglie uguali nè, di conseguenza, un modo universale di affrontare le cose.

Richiedere un aiuto rappresenta un’opportunità per trovare soluzione. Per info e appuntamenti puoi usare il modulo in basso o chiamare il numero 089 0977768. Il mio studio di psicologo psicoterapeuta è a Salerno.

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