Parliamo di adolescenza

Parliamo di adolescenza

L’adolescenza è un momento cruciale della vita, complesso e delicato. Non si è più bambini ma non si è nemmeno adulti, per un periodo di tempo non definibile con chiarezza.

Oltre al domandarsi “chi sono io”, i ragazzi sono chiamati ad affrontare una serie di difficoltà quotidiane nel rapporto con se stessi, con la scuola, coi compagni, con gli adulti. Cercano una propria identità ma anche un proprio posto nel mondo, spesso comportandosi in modo incoerente e imprevedibile. In realtà è tutto finalizzato al mettersi alla prova, da soli, distaccandosi dai genitori ma continuando a ricercare in questi una certezza e una stabilità emotiva a cui poter sempre fare ritorno per poi ripartire alla scoperta del mondo.

Adolescenza: un periodo di incertezze

Psicologo adolescenzaL’adolescente sente forte sia la spinta a diventare adulto che quella a restare bambino, con tutti i privilegi e le sicurezze che questo comporta. Una tale oscillazione provoca certamente tensione in lui e di conseguenza nei suoi ambienti di vita (famiglia, scuola, palestra, amicizie).

In questa fase, cerca modelli e affetti anche al di fuori della famiglia, relegandola spesso ai margini; una tale situazione, il più delle volte, genera malcontento nei genitori che non si sentono di essere più importanti per lui.

Diverse volte, cercare altri punti di riferimento alimenta nei genitori atteggiamenti percepiti dall’adolescente come invadenti e pressanti: ad esempio come quando un genitore, spinto comunque da buone intenzioni, vuole essere messo a conoscenza di tutti gli aspetti della vita del figlio, diventando quasi un amico o un ispettore di polizia che controlla e indaga.

Affrontare l’adolescenza insieme: genitori e figli

Proprio per questo delicato gioco di equilibri, l’adolescenza è un’impresa congiunta tra genitori e figli, dove ognuno deve fare i conti con cambiamenti importanti, rispetto al proprio ruolo, alle interazioni che cambiano e alla necessità di tollerare la separazione.

Separarsi, infatti, è sempre in bilico tra spontaneità e disarmonia evolutiva, perché da una parte è la condizione per diventare persona, dall’altra comporta una certa quota di dolore mentale e di solitudine che non sempre o non da tutti può essere tollerata.

L’adolescente, poi, vive in un mondo nel quale tutto sembra sospeso, sentendosi inconsistente; anche per questo motivo sfida l’ambiente con comportamenti tipici come la ribellione, le dipendenze, l’aggressività.

Anche litigare con i genitori non è sempre negativo, anzi diventa un modo per sperimentare fino a che punto ci si può spingere e capire cosa pensano gli adulti.

La più grande sfida per gli adulti e per i ragazzi è resistere al turbamento emotivo. Genitori e ambienti di cui fa parte l’adolescente, come la scuola, sono chiamati a sostenere il lavoro del giovane, riconoscendo, contenendo e arginando le sfide, senza sostituirsi o anticipare i suoi bisogni.

A cosa prestare attenzione

  • È importante accettare che il vostro rapporto sta cambiando e con questo le attività che potevate fare insieme, la condivisione degli spazi e dei tempi.
  • Un adolescente può essere felice un attimo prima e arrabbiato con il mondo un attimo dopo; riuscire a tollerare questi sbalzi d’umore può essere snervante ma la chiave di volta sta nel ricordarsi del bambino che era e incoraggiare la spinta a crescere verso l’adulto che sarà, con un atteggiamento forte ma allo stesso tempo accogliente e protettivo.
  • È vitale saper tollerare il conflitto; non significa evitarlo ma riconoscere in questo un mezzo per aiutare i ragazzi a trovare soluzioni per risolverlo; un conflitto sano, infatti, è sinonimo di crescita.
  • Avere chiari i propri ruoli di genitori ma essere anche flessibili; i giovani non lo ammettono ma hanno bisogno di regole e limiti (sicuri ma non rigidi o immodificabili) che li contengano e che, al tempo stesso, non siano troppo opprimenti. Insomma devono rappresentare una sicurezza non una gabbia.
  • È necessario lasciare che i ragazzi risolvano i problemi con i propri mezzi, farli scegliere liberamente, qualora possibile, andando anche incontro al rischio, importantissimo, che possano sbagliare, e, allo stesso tempo, essere pronti ad accoglierli nelle difficoltà.
  • Non avere aspettative al di sopra delle loro possibilità ma aiutarli a confrontarsi con i propri limiti.

A volte tutto questo non basta, soprattutto quando i comportamenti diventano segnali di un malessere più profondo.

Talvolta il disagio dell’adolescente può manifestarsi a casa con i familiari, nel ritiro sociale, in problemi legati alla scuola, nella depressione, nell’ansia, fino ad arrivare ad atti autolesionistici, disturbi della condotta alimentare o del comportamento.

Richiedere un aiuto rappresenta un’opportunità per trovare soluzione, anche con il coinvolgimento della famiglia, laddove possibile, che è un’importante risorsa nel processo terapeutico.

Richiedere un aiuto rappresenta un’opportunità per trovare soluzione, anche con il coinvolgimento della famiglia, laddove possibile, che è un’importante risorsa nel processo terapeutico. Per info e appuntamenti puoi usare il modulo in basso o chiamare il numero 089 0977768.

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