Come si svolge una seduta psicologica?

Come si svolge una seduta psicologica?

Cosa si fa dallo psicologo? Cosa devo aspettarmi?

A livello funzionale, forse la primissima domanda che dovremmo farci è:

Perché mi trovo nella sala d’attesa di uno psicologo?
Perché mi sento agitato?
Perché sono venuto a piedi, forse piove tra poco. Non ho l’ombrello.
Perché non ho detto a nessuno che ero qui?
Ma soprattutto. Cosa ci faccio qui?

Ok. Analizziamo i fatti. Il filo è diventato una matassa. Mi sembra che ci siano nodi che non sono più in grado di sciogliere, non so neanche se ho la capacità di farlo, o la voglia. O la necessità.
Capita, mi hanno detto. Anzi, lo vedo succedere tutti i giorni, a tutti.
Tocca a me. Già? Da quanto sono qui? Entro.

Come si svolge una seduta psicologica

Un’ora dopo esco dallo studio. La matassa è ancora lì. Sto cercando un capo del filo. Ho realizzato che devo cercarlo. Avevo dimenticato di essere un filo, di essermi ingarbugliato al punto che non mi andava neanche più capire come, o perché. Ho fatto un passo, per arrivare qui dove sono adesso. Ne farò un altro, e un altro ancora.
È che a tratti ci rendiamo conto di avere bisogno di qualcuno che ci aiuti a sbrogliarla, quella matassa. Che ci aiuti a visualizzarla, a renderci consapevoli che esiste e che, a volte, non è così terribile come la vediamo noi. Basta qualche movimento giusto e ogni cosa andrà a posto o proveremo a farla andare a posto. E capiamo, passo dopo passo, il lavoro di uno psicologo, il lavoro che riflette su noi stessi, e quel timore col quale siamo entrati, se la persona che abbiamo di fronte è qualificata ed empaticamente pronta ad accoglierci, svanisce in poche battute. Ed è lì che iniziamo a ritrovarci e magari neppure ci eravamo accorti di esserci persi qualcosa, da qualche parte, chissà quando poi.

Seduta psicologica: una prospettiva diversa

Magari ci rendiamo conto che avevamo bisogno di una prospettiva diversa, di salire su una sedia per vedere meglio i solchi che avevamo creato intorno a noi, nei quali eravamo finiti. E la sedia siamo noi. Siamo noi quelli che ci salgono, quelli che la vedono quella prospettiva nuova.

Uno psicologo, col suo lavoro ci aiuta a ricordare che la sedia esiste. Che una nuova prospettiva esiste.

Abbiamo passeggiato tanto, con la nostra testa, su quel problema lavorativo, familiare, su quel non trovare una soluzione a noi stessi, su quell’amore che tormenta, su quella ansia che distrugge. Abbiamo passeggiato tanto da creare quei solchi così profondi. E continueremo a scavare finché non decideremo di cambiare direzione, di uscire veramente dal fossato.
Tornando alla sedia, uno psicologo ci fa individuare una strada per venirne fuori; ci rende consapevoli che possiamo percorrerla, costruire una possibilità, guadagnare l’uscita. Non esiste il giusto oggettivo, esiste ciò che è meglio per noi, e non è facile riconoscerlo volta per volta. Lo psicologo fa emergere proprio i mezzi adatti a noi stessi, che fanno parte di un personalissimo bagaglio di risorse. Un bagaglio che è diverso, appunto, da quello di un’altra persona.

Confrontarsi con amici e persone care, di cui ci fidiamo, non è lo stesso. Oltre a mancare di oggettività, viene meno il metodo di un professionista che possa realmente aiutarci a scendere in noi stessi, non solo per superare una difficoltà ma anche per ritrovare una serenità che ci consenta di autogestirci, di capire da soli e saper riconoscere quando stiamo nuovamente scavando un solco.  Insomma, imparare a cambiare direzione, a reagire. Ritrovare l’altro capo del filo che stiamo ancora cercando.

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