Attaccamento e amore: quando le relazioni fanno male

Attaccamento e amore: quando le relazioni fanno male

Viviamo di e nelle relazioni, la vita è fatta di relazioni e che si tratti di rapporti familiari, lavorativi, amicali, sentimentali, ogni persona presente nella nostra vita ha un impatto su di noi. Ma mentre ci sono contesti relazionali che non scegliamo, la famiglia ad esempio, ce ne sono tanti altri che scegliamo e in cui spesso restiamo, volontariamente, nonostante ci rendiamo conto che ci fanno male.

Attaccamento e Amore

Esistono infatti relazioni sane, funzionali, e non sane, disfunzionali, e ciascuna ha una serie di indicatori riconoscibili. La forza portante delle relazioni sane è innanzitutto il dialogo, la comunicazione nella sua accezione etimologica del mettere in condivisione, lo scambio, la reciprocità, la presenza in termini di calore, di supporto, di rispetto, la capacità di provare gratitudine e l’elasticità, l’essere cioè aperti all’esterno. La relazione disfunzionale si nutre, invece, di monologhi, di posizioni asimmetriche dove c’è chi sta su e chi sente di essere schiacciato dalla sua superiorità. È una relazione spesso a senso unico, dove manca la reciprocità e la confusione genera sofferenza, sfide, provocazioni, ferite.

Più di tutte, però, un elemento può contraddistinguere una relazione sana da una malsana: il sentire di esistere al di fuori di quella specifica relazione. Chi vive in una relazione disfunzionale, trasforma, spesso, in tormentone la sua relazione sentimentale, espropriandosi di se stesso al punto tale da non sentire di avere senso, di esistere al di fuori di quella.

Attaccamento nella famiglia e attaccamento nella coppia

Portiamo questi elementi nella relazione di coppia, che svolge un ruolo elettivo nell’esperienza umana. Una relazione che nasce sulla base di una scelta, un calderone nel quale ciascun partner porta in dote il proprio bagaglio di bisogni e esperienze affettive maturate soprattutto nella propria famiglia di origine. La scelta del partner, infatti, ha radici nelle radici della storia familiare, sociale, culturale di ciascuno. Esistono delle somiglianze sostanziali tra i legami vissuti nella famiglia e quelli che inconsapevolmente si ricreano nella coppia. L’amore, inoltre, è solo una fase della relazione. È l’attaccamento che forma la coppia e tiene legati i partner, ovvero quel processo che ha alla base, appunto, bisogni di protezione, di calore di conforto e la propensione o meno al prendersi cura dell’altro che è stato sperimentato nella propria famiglia di origine.

Tipi di attaccamento

La letteratura psicologica individua 4 tipi di attaccamento:

  1. ATTACCAMENTO SICURO: nato dall’interazione madre-bambino, in cui il piccolo sente di poter contare su una madre presente, in grado di riconoscere e soddisfare i suoi bisogni ma anche di lasciarlo libero di allontanarsi da lei. Con una corretta alfabetizzazione emotiva, da adulto sentirà di essere degno di essere amato e confortato, di avere valore a prescindere da un altro che glielo riconosca e a preferire relazioni chiare, stabili, improntate sulla fiducia.
  2. ATTACCAMENTO INSICURO-AMBIVALENTE: nato dall’interazione tra una bambino e la madre che risponde in modo incostante e non sempre coerente con i suoi bisogni. In un’esperienza emotiva di imprevedibilità, il bambino si sentirà a volte amato, a volte rifiutato e metterà in atto comportamenti di controllo sulla madre. Da adulto sarà calamitato da partner incostanti e imprevedibili, che alimentano insicurezza e la percezione di essere vulnerabile. Le relazioni vengono vissute come pericolose e inattendibili ma allo stesso tempo ci si innamora facilmente, al punto da perdere la testa
  3. ATTACCAMENTO INSICURO-EVITANTE: il bambino non viene aiutato  nella soddisfazione dei bisogni, viene rifiutato, nel tentativo di farlo crescere più in fretta, di fargli fare le ossa. “Non piangere, sei grande”. Per non temere più il rifiuto, il bambino crescerà inibendo le emozioni che considererà debolezza, sviluppando comportamenti di falsa autonomia, negando a se stesso di desiderare conforto e protezione. Da adulto ricercherà e allo stesso tempo eviterà la relazione.
  4. ATTACCAMENTO DISORGANIZZATO: il bambino viene messo in pericolo dalla madre e in futuro svilupperà comportamenti a rischio e un’emotività confusa.

Attaccamento nelle relazioni d’amore

Il bisogno di amore è un bisogno primario che racchiude altri tipi di bisogni (affetto, vicinanza, appartenenza, calore, protezione) e altrettante paure (paura dell’abbandono, del distacco, del rifiuto). Quando l’amore del primo percorso di vita è stato amore di ferite, nell’essere stati amati male, troppo o troppo poco, amore fatto di abbandoni e abusi fisici o psicologici, (agiti o solamente percepiti), si cercherà, con forza, nel partner una fonte da cui attingere per i propri bisogni insoddisfatti e si farà di lui un perno intorno al quale costruire la propria vita. L’inizio di una dipendenza, nella costante paura di perdere l’oggetto dell’amore, alimentata dal bisogno di sentirsi indispensabili per qualcuno per non guardare veramente i propri vissuti di vuoto e di dolore.

L’amore dannoso manca delle componenti dell’intimità. È un amore di trappole, sempre le stesse, nelle quali cadere ancora una volta nel tentativo inconsapevole di sanare vecchie e dolorose ferite ma trasformando, nel concreto, in destino le conseguenze ancora vive dei quelle ferite. Proprio il bisogno di soddisfarle mantiene in vita relazioni malsane, al fine di esorcizzare, in realtà perpetuandoli, percorsi conflittuali e dolorosi con relativi finali spesso drammatici.

Perché è difficile uscire da relazioni disfunzionali, se fanno male?

Perché, troppo spesso, si sta insieme e si è infelici? Inconsapevolmente cerchiamo di trovare una continua conferma ai nostri modelli di attaccamento: ci fanno sentire al sicuro anche quando procurano malessere. Se riteniamo di non essere degni di amore, cerchiamo compagni che lo confermino e ci rassicurano della nostra idea. Se ci sentiamo insicuri cercheremo con più facilità compagni altrettanto insicuri. E nella sfida di ricomporre i pezzi attraverso l’altro, spesso si finisce col dedicarcisi al punto tale da perdere i propri confini, la serenità, cullandosi in un’immobilità che nasconde l’incapacità di provvedere emotivamente a se stessi. È preferibile non cambiare, perché il cambiamento viene vissuto come più minaccioso dell’inferno a cui  spesso ci si abitua.

Attenzione però! Questo non vuol  dire che esiste un destino ineluttabile nella formazione dei legami affettivi e che se si è fatta esperienza di un legame disfunzionale allora, inevitabilmente, anche quello di coppia sarà così. Molti sono i fattori che intervengono per orientare verso nuovi tipi di legame: innanzitutto la consapevolezza del proprio vissuto, il riuscire a compiere delle scelte e la capacità di autodeterminarsi, le relazioni allargate, quelle positive, autentiche sincere. Solo imparando a stabilire confini personali, a nutrire il proprio serbatoio di autostima e autonomia, solo trovando più amore per noi stessi è possibile uscire dagli schemi affettivi inconsapevolmente appresi, che ci hanno consegnati inermi in balia dei conflitti di amori non sani.

Naturalmente, un adeguato percorso psicologico può aiutare molto: se ti rispecchi in quanto ho scritto sopra, scrivimi attraverso il modulo in basso. Chiedere aiuto è più facile di quel che sembra 🙂

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