La paura di non farcela: una trappola che ti blocca

La paura di non farcela: una trappola che ti blocca

A chi non è mai capitato di trovarsi davanti ad una prova, un compito, storie d’amore, occasioni o semplici faccende di vita quotidiana e, all’improvviso, sentire una voce dentro esclamare “Non ce la puoi fare!”. Subdola, impertinente, comincia a insinuarsi e risuona come un’incessante eco nella testa, costringendoti a fare i conti con paure, blocchi e, di conseguenza, con forti sensi di colpa.

Paura di non farcela

Chi non ha mai sperimentato la frustrazione e il tormento che sale quando cerchi di fare proprio quella cosa della cui realizzazione dubiti oppure proprio quell’altra cosa sulla quale ti fai mille domande, interrogandoti sui rischi, sui benefici o sulla pianificazione più corretta?

Paura di non farcela

E quella voce continua, ostinata, a ripeterti

ma tanto non lo sai fare, è impossibile per te, hai già provato altre volte e non ci sei riuscito 

… e finisci davvero per non farla. Quella voce sembra volerti tutelare da un fallimento imminente, da delusioni sperimentate troppe volte… e invece no! L’unica cosa a cui conduce è la sensazione di sentirti ancora più incapace. Ti imprigiona in un’insicurezza e in una sfiducia sempre più profonde; ti preclude la possibilità di imparare ad avere fiducia in te, nelle tue risorse.

E allora? Chiedi consigli, nella speranza di trovare qualcuno che magicamente risolva la situazione per te e spesso questo qualcuno, proprio perchè preoccupato della riuscita, esattamente come tu gli hai mostrato, pensa di “fare il tuo bene”, mettendoti in guardia dal portare avanti un progetto. Il tuo!

La conseguenza? Sentirti una pallina di ping pong che rimbalza tra la frustrazione dei tuoi blocchi interni e lo scoraggiamento percepito da quelli esterni, senza mai andare avanti.

Una trappola…

L’insicurezza e la paura di non essere capaci, creano uno blocco di fronte a situazioni nuove ma anche a quelle già note alla cronaca del “non ce l’ho fatta”, generando uno stallo che a lungo andare crea ansia, sofferenza, immobilismo.

Quando hai già sperimentato un senso di fallimento in relazione a un qualcosa, al punto tale da non volerti cimentare più, probabilmente ti trovi avviluppato nella trappola dell’impotenza appresa, ovvero in quella distorsione cognitiva che ti fa essere convinto che è inutile fronteggiare o migliorare una situazione, tanto fallirai miseramente (come successo altre volte)!

E, come in una vera profezia che si avvera, più non agisci più continuerai a essere bloccato, a sentirti incapace di agire e di trovare soluzioni. Una vera trappola mentale caratterizzata dal “qualunque cosa faccia, è inutile, sono in errore, farò una brutta figura etc. etc.”.

Prova a pensare pure a quante volte ti blocchi a causa di aspettative eccessive su te stesso che puntualmente disattendi perchè non sempre corrispondenti alla realtà; a quante volte ti senti caricato da quelle dei tuoi genitori, del partner, delle persone vicine; a quante volte pretendi di saper fare già tutto quello che la situazione richiede o di avere presto risultati, senza concederti uno spazio e soprattutto un tempo di apprendimento in cui sperimentare, cadere, rialzarti, riprovare.

Questo meccanismo alimenta la sottostante logica del perdente che si è impossessata delle tue energie e che sembra nutrirsi di evidenze, risultati, conferme circa le tue incapacità. Ogni volta che parte la feroce autocritica, sembra che la mente si attivi per trovare prove che sostengano la convinzione di non essere in grado, ignorando tutto ciò che dimostrerebbe il contrario. Così da avere una valida motivazione per stare in blocco, nel paradossale tentativo di mettere a tacere la costante ansia dettata dalla paura di fallire. 

Tutto questo Stanca! Vorresti liberarti da queste pressioni e tendi a evitare di fare. 

Ennesima trappola! Pensa per un attimo alle implicazioni. Se fai una cosa in modo negativo o critico, se ci rimugini sopra perché proprio non va come deve andare, se stai in un continuo stato di allerta, attivi il circuito dell’avversione.

E di lì al cortocircuito, spesso il passo è breve.

Questa modalità di pensiero spegne la capacità di accedere alle soluzioni. La conseguenza sarà provare un’avversione sempre più grande, unita alla paura, alla vigilanza per un imminente pericolo, al blocco.

Non c’è niente che attivi il sistema di evitamento quanto la sensazione di non avere vie di uscita.

Ma chi è più soggetto ad incorrere nella paura di non farcela?

Persone tendenti al polo depressivo, ossessivo, ipocondriaco, ansioso, per il loro specifico stile di personalità, sono sicuramente più inclini a modalità di pensiero disfunzionali che portano a interpretare in maniera disadattiva gli eventi e ciò che riguarda loro stessi. 

Alla base di una esagerata paura dell’insuccesso, di farcela con le proprie forze ci sono:

  • scarsa autostima
  • eccessiva severità nel giudicare se stessi
  • perfezionismo o eccessivo senso di responsabilità
  • bisogno di conferma e approvazioni da parte degli altri
  • inacpacità nel prendere decisioni autonomamente per paura di sbagliare
  • evitare per paura di fallire, alimentando così proprio il senso di fallimento
  • aver ricevuto, durante l’infanzia, richieste eccessive
  • aver dovuto comportarsi esattamente nel modo in cui volevano i genitori per paura, in caso contrario, di non meritare affetto e attenzioni.
  • Paura del giudizio

Può darsi che in passato ci siano state condizioni in cui si doveva dimostrare qualcosa a se stessi o agli altri, poi negli anni questo si è trasformato in un copione che imprigiona in vecchie abitudini. Un tempo, forse, essere sempre disposti a dimostrare a tutti i costi la propria bravura aiutava a ottenere ciò che si voleva; adesso invece non fa altro che esaurire.

Quali vantaggi ha questa paura?

Come superare la paura di non farcelaStrano a dirsi ma tutto questo ha una funzione. I vantaggi di quella vocina, seppure fastidiosa e dolorosa, possono essere tanti: uno tra tutti, restare nella propria zona di comfort, evitando di affrontare paure, cambiamenti e responsabilità. In una parola, crescere!

Cosa mi impedisce di progredire e fare passi avanti? quale paura mi porto dentro che non mi fa muovere?

Riflettere su questi punti per poi agire è di estrema importanza, per uscire dallo stato di empasse. Per fortuna, nonostante le trappole che abilmente ci creiamo, possiamo diventare di nuovo padroni delle nostre azioni e della nostra vita, se impariamo a riconoscere la paura di non farcela e a gestirla.

Imparare ad avere un atteggiamento più aperto, flessibile, dissolve il circuito dell’evitamento e attiva quello dell’avvicinamento che permette di esprimerti e di affrontare le situazioni.

Occorre imparare a essere più tolleranti con se stessi, non giudicarsi, darsi più valore, avere il coraggio di fare scelte. Imparare a considerare i pensieri che compaiono quando siamo più vulnerabili come espressione di un quadro generale di malessere (esattamente come la febbre è un sintomo di influenza) e non come dati di fatto e verità assoluta su di noi.

È un lavoro che richiede tempo e attenzione per individuare ciò che non funziona o non ha funzionato. E se il meccanismo si inserisce in un quadro più complesso, è importante saper chiedere un aiuto specialistico per evitare che diventi un irrigidimento disfunzionale che si estende alla relazione con se stessi, agli altri, alla propria vita, compromettendola.

Non lasciare che il desiderio di sentirti libero da certi meccanismi rimanga una fantasia. Puoi già cominciare a renderti conto di quanta libertà hai a disposizione: quella di scegliere di migliorare la tua vita.

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