Paura di uscire nei bambini e negli adulti, anche quando tutto sarà finito

Paura di uscire nei bambini e negli adulti, anche quando tutto sarà finito

L’emergenza da Coronavirus ha messo a dura prova tutti noi, bambini, adolescenti, adulti e persino anziani. Lo stare in casa per due mesi, senza possibilità di uscita se non per le vere necessità, ci ha inevitabilmente messi a diretto confronto con le nostre paure.

Mentre alcuni hanno reagito in maniera positiva, impiegando il tempo a disposizione per una crescita personale, tanti sono quelli che si sono letteralmente visti il mondo crollare addosso. Ecco perché, nonostante adesso la curva dei contagi sia in discesa e lo Stato abbia allentato le misure di sicurezza, molti avvertono ancora un senso di paura costante nel momento in cui si spingono oltre la porta di casa, unico luogo in cui si sentono davvero protetti.

Il Coronavirus e la sindrome della capanna

Con l’allentamento del lockdown siamo davanti ad una società spaccata in due. Mentre da un lato incontriamo persone che si dicono finalmente felici di avere un po’ di libertà (seppur con le dovute precauzioni), dall’altra rimane il grande numero sommerso di coloro che, dopo diverse settimane di totale isolamento o quasi, faticano ora a trovare il coraggio di ributtarsi nella mischia.

La casa, nell’immaginario comune e nella vita vera, è sempre stata il luogo in cui sentirsi sicuri con le persone amate e che ci amano. Quel luogo con tutti i comfort e nel quale dare libero sfogo alle nostre passioni e alla nostra personalità, senza sentirci giudicati e con gli occhi puntati addosso.

La SIP (Società Italiana di Psichiatria) spiega che, a seguito di alcuni studi e sondaggi anonimi, molte sono le persone che dicono di non avere più la voglia e il piacere di uscire perché hanno riscoperto il valore delle piccole cose e l’essenziale in casa propria. I numeri emersi sono stati talmente importanti da spingere gli esperti a una diagnosi comune: la sindrome della capanna. Questi stimano che la paura e l’ansia di uscire abbiano ormai colpito più di 1 milione di italiani, in forma più o meno grave. Tale sindrome, detta anche del prigioniero o Cabin Server, non è una vera e propria malattia, quanto più una condizione fisica e mentale di stress e ansia che si avverte non appena tentiamo di lasciare un ambiente che riteniamo protetto e senza pericoli. Colpisce tutti indistintamente, a prescindere da età, sesso e appartenenza.

È stato infatti constatato che, oltre a numerosi adulti che hanno paura di uscire non solo per evitare il contagio da Coronavirus, ma anche e soprattutto per evitare di contagiare gli altri, sono tanti anche i bambini e gli adolescenti a preferire una giornata sul divano piuttosto che una passeggiata all’aperto, arrivando addirittura a pregare i genitori e a fare capricci.

La vecchia normalità appare ora completamente diversa ed estranea: in un mondo in cui – per la prima volta – non c’è certezza nel futuro, è difficile per tutti trovare il coraggio di farsi avanti.

Paura di uscire di casa Coronavirus

Sindrome della capanna: sintomi e cause

Come già accennato in precedenza, la sindrome della capanna non è una vera e propria malattia, ma una condizione fisica e mentale che si avverte quando ci invitano ad uscire di casa. L’importante è che, nel momento in cui se ne individuano i primi sintomi, ci si rivolga all’aiuto di uno psicologo o psicoterapeuta esperto in quanto, se non curata in tempo, essa potrebbe sfociare in un pesante senso di solitudine o addirittura in depressione.

Ma come faccio ad accorgermi se io o qualcuno dei miei cari ne è affetto? I sintomi sono piuttosto evidenti e vanno dall’avvertire costante disagio, ansia e inquietudine nel momento in cui si varca la soglia di casa fino all’insonnia, tristezza, irascibilità e frustrazione, che si riversano sulla relazione con gli altri.

Chiaramente non tutti ne sono colpiti allo stesso modo. Tutto dipende dal carattere della persona: i soggetti più esposti sono quelli che faticano ad adattarsi ai cambiamenti e che sono più sensibili alle sollecitazioni ambientali, ma anche chi è stato colpito direttamente dalla malattia, subendo magari anche la perdita di una persona cara.

Anche chi teme di contrarre malattie risulta particolarmente colpito in quanto, allo stress dato dall’idea di tornare in un mondo di estranei, si aggiunge il fatto di muoversi con guanti, mascherine e altre precauzioni necessarie.

In generale, le persone più a rischio sono quelle più conservatrici e poco aperte al cambiamento che, in questa fase della vita globale, è però inevitabile e indispensabile.

Per bambini e ragazzi l’isolamento è stato particolarmente duro, specie per coloro che hanno sempre convissuto con le loro insicurezze. Se stare in casa significava sentirsi bene e fare ciò che si amava senza sentirsi giudicati, ora tornare alla normalità è un’impresa.

Gli adolescenti più di tutti hanno accusato il colpo. In una fase di libera ricerca di indipendenza, si sono ritrovati segregati tra le quattro mura, magari con genitori poco comprensivi. In questa età del confronto e delle delusioni, un lungo periodo in isolamento può rendere difficile tornare a relazionarsi con gli altri, motivo per cui molti sviluppano ora una fobia sociale.

Come riabituarsi alla normale routine e vincere la paura di uscire di casa

Riabituarsi alla normale vita e vincere la paura di uscire di casa da un giorno all’altro non è cosa facile, ma adottando alcuni piccoli accorgimenti si potranno lentamente recuperare le abitudini di prima.

Innanzitutto, se la persona che è con voi non vuole uscire, non bisogna risultare pressanti e costringerla a tutti costi. Con una tale strategia otterremmo infatti l’effetto opposto, quello di un soggetto ancora più impaurito, frustrato e irascibile. Come in ogni cosa, e specie nella salute della persona, è importante dare tempo al tempo e abituare il corpo lentamente. È un po’ come avviene per la nascita (o rinascita) di una piantina. Il seme non cresce e sboccia da un giorno all’altro, ma ha bisogno di tempo per adattarsi nella terra e, solo quando sarà veramente pronto, crescerà e risplenderà.

Se ad esempio a soffrire della sindrome della capanna è un bambino o un ragazzo, sarebbe bene abituarlo poco alla volta invitando a casa alcuni amichetti (evitando ovviamente assembramenti). Ma la stessa logica vale per gli adulti e per gli anziani. È bene riprendere gradualmente la routine con piccole commissioni quotidiane che permettono di riempire il tempo, ma anche di allontanarsi poco alla volta da casa, con una giustificazione più che plausibile. Se si è, o si ha a che fare, con soggetti particolarmente ansiosi, si suggerisce di uscire solo con qualcuno di cui ci si fidi veramente. La vicinanza di una persona cara dà forza e, vedere che qualcun altro fa le nostre stesse cose, ci aiuta a vincere più facilmente le nostre paure.

In casa è bene informarsi sugli avvenimenti senza che però questa pratica diventi un’ossessione. Dedichiamoci poi alla cura di noi stessi e delle nostre passioni, a tutto ciò che ci faccia sentire veramente utili e ci faccia stare bene. E tutto il resto verrà da sé.

Se ti riconosci in una situazione come questa e desideri un sostegno psicologico, contattami: effettuo consulenze online con whatsapp o presso il mio Studio a Salerno.

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